Tendenze

4 attività SEO da prevedere per il 2019

Da diverse ricerche emerge ormai come sempre più buyer B2B utilizzino il digitale per acquisire informazioni.
Lo fanno sia da desktop che da mobile (quest’ultimo in percentuale sempre maggiore).
Lo fanno sia consultando il sito web dell’azienda, ma anche blog, canali social e YouTube.
Lo fanno attraverso più ricerche online (alcuni dati evidenziano anche 12 ricerche prima di interagire con un brand).

Emerge chiaramente quindi come la strategia di posizionamento basata esclusivamente sulle keyword ormai non sia più sufficiente. I contenuti devono essere utili, rilevanti, pertinenti ed impaginati in modo tale da semplificare la lettura.

Ecco alcuni suggerimenti per migliorare il proprio posizionamento sui motori di ricerca per il 2019.

1. Ricerca vocale

Un sondaggio dell’Aprile 2018 ha rilevato che il 56% dei consumatori ha utilizzato la ricerca vocale per trovare aziende locali nei 12 mesi precedenti utilizzando uno smartphone.

Have you used voice search to find information for a local business in the last 12 months? | BrightLocal Voice Search for Local Business Study

La ricerca vocale è in espansione (è aumentata di 35 volte dal 2008 al 2016, vedi slide 122) e con l’aumento delle ricerche vocali, sono in arrivo grandi cambiamementi anche per la SEO.

Parliamo diversamente da come scriviamo e se vuoi che i motori di ricerca reputino rilevanti le pagine del tuo sito per le ricerche vocali, sarà necessaria un’ottimizzazione ad-hoc, un cambio cioè di scrittura o almeno una revisione.

Ecco alcune differenze tra la ricerca vocale e quella testuale che dovrai tenere presente nella tua strategia SEO.

Nota che in questo articolo mi riferisco al concetto di ricerca vocale come ad un azione che inizia con la voce, ma termina su un display.
Diverso è il discorso per le ricerche vocali effettuate attraverso gli smart speaker, ricerche che devono restituire a loro volta una risposta vocale, con voce sintetizzata.

La risposta deve tuttavia essere breve: le linee guida di Google indicano un limite massimo di 29 parole per le risposte che devono essere lette dagli assistenti virtuali.
In questo caso l’attività di SEO è diversa e ne parlerò in un articolo futuro.

Ricerche più lunghe

Online ho trovato diversi articoli che parlano di una media di 3.2 parole per le ricerche testuali e di 4.2 parole per quelle vocali. Purtroppo però tutti questi articoli, che più o meno riportano gli stessi dati, non citano la fonte di questi numeri.

E non ho neppure trovato una sola ricerca che pubblichi questi risultati (alla fine, un po’ tutti gli articoli fanno riferimento alla slide 20 di questa presentazione).

Cercando meglio, ho trovato tuttavia qualcosa che assomiglia di più ad una ricerca, e che indicativamente conferma questo rapporto: ricerche vocali più lunghe, ma non di molto

Anche l’autrice di questa ricerca, come il sottoscritto, si aspettava una differenza più marcata. Una lunghezza delle ricerche vocali pari almeno al doppio. 
È vero comunque che stiamo parlando di valori medi e che magari alcune domande prolisse si compensano con comandi sintetici.
Ad ogni modo, vedremo.
Probabilmente servono più dati.

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Intenzioni più evidenti

L’elemento che però ritengo tu debba considerare maggiormente è la costruzione delle ricerche. Tra gli esempi citati ne riporto uno che rappresenta bene la situazione e che si applica in particolare alle domande.

Se tu volessi cercare il nome del primo ministro olandese, probabilmente in Google digiteresti questo testo

“Primo Ministro Olanda”

Ma la stessa ricerca, effettuata vocalmente potrebbe essere

Chi è il primo ministro olandese?”

Quando effettuiamo ricerche vocali usanto Google, Siri, Cortana o Alexa in genere facciamo delle domande.
Le ricerche vocali quindi molto spesso iniziano con Chi, Cosa, Come, Quando, Quanto, Dove e Perchè.

Le ricerche effettuate tramite assistenti vocali sono per la maggior parte delle domande.

È stato inoltre evidenziato come le ricerche vocali che iniziano per Dove e Quando portino più facilmente ad una conversione in quanto l’intenzione dell’utente è più vicina ad un’azione che non ad un interesse generico.

Question Intent.png

Come devo modificare il mio sito per gestire le ricerche vocali?

Una prima e semplice azione che puoi effettuare sul tuo sito è quella di creare una pagina di FAQ
Quella è una pagina che per sua natura ha una struttura domanda/risposta e può funzionare bene.

Inoltre, puoi utilizzare le domande anche all’interno delle tue pagine, inserendole nei titoli insieme alla keyword per la quale è ottimizzata la pagina (come il titolo di questo paragrafo ad esempio).

2. Mobile-first website

Ormai la metà del traffico Internet proviene da dispositivi mobili.
Era il 2015 quando Google ha registrato un sorpasso delle ricerche effettuate da mobile rispetto a quelle effettuate da desktop. E da qualche tempo ormai Google sta dando priorità ai siti ottimizzati per il mobile.

Una ricerca di Google e del Boston Consulting Group del 2017 prevede che entro il 2020 i buyer B2B:

  • effettueranno ricerche da mobile passando dall’attuale 50% al 70%
  • utilizzeranno lo smartphone passando dalle attuali 2 ore al giorno a 3 ore al giorno
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Avere un sito web ottimizzato per il mobile quindi non è solo un’esigenza di natura tecnica, ma una grande opportunità.
Se il sito della tua azienda si appoggia a WordPress, aggiungere il supporto per il mobile nella maggior parte dei casi è abbastanza semplice.
Installando il plugin AMP for WordPress hai automaticamente una versione di ogni pagina ottimizzata per il mobile. Google è in grado di riconoscere la presenza di quella versione e di premiare così il tuo sito.

3. Coda lunga (longtail keywords)

Decisamente questa non è una novità per il 2019, ma vale la pena ricordarla.
Con keyword longtail ci si riferisce alle stringhe di ricerca più complesse ed articolate che prese singolarmente hanno poco traffico, ma che nel complesso costituiscono spesso la maggior parte del traffico sul tuo sito web. 
Con “coda lunga” quindi ci si riferisce proprio al lungo strascico di tante keyword molto specifiche.

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credits: Neil Patel

Prendiamo ad esempio il caso di un’azienda B2B che produce forni per panifici.
È abbastanza intuitivo che una ricerca basata sulla keyword “forno” produrrà molte più visite di una basata sulla keyword “forno per panificio“. E la keyword “forno professionale per pane senza glutine”  ne produrrà ancora meno.

Come si vede anche dal grafico in figura sopra, al crescere della complessità della ricerca, diminuisce il volume, ma aumenta in maniera inversamente proporzionale l’interesse e l’intenzione di acquisto del visitatore.

All’opposto, molti potranno cercare “forno”, ma una parola così generica può sottendere a diverse intenzioni, molte delle quali genereranno un abbandono immediato della pagina (cosiddetto bounce). 
Ad esempio, chi cerca “forno” potrebbe in realtà cercare:

  • un forno per la propria cucina di casa
  • un panificio (in alcune zone d’Italia i panifici sono chiamati anche “forni”)
  • delle ricette

Parole così generiche, hanno sì un elevato volume di traffico, ma molto eterogeneo.

Ottimizza ogni pagina del tuo sito web per una specifica keyword longtail, al fine di aumentare le probabilità che il tuo sito web venga visualizzato nei risultati di ricerca più pertinenti.

4. LSI keywords (Indicizzazione Semantica Latente)

LSI è una parola che sta tornando di moda nel mondo SEO. Si tratta in realtà di una tecnica definita attorno agli anni ’80 del secolo scorso e, secondo i più accreditati siti che parlano di SEO, non ci sono evidenze di come la tecnica LSI influenzi il nostro posizionamento.
Ma ritengo comunque utile spiegarti cosa è LSI, nell’ottica di costruire contenuti rilevanti per i tuoi utenti.

Keyword density

Partiamo dal concetto di keyword density che, prima del 2011, era un indicatore fondamentale per il posizionamento del nostro sito.
La keyword density non è altro che il rapporto tra il numero di volte che compare la nostra keyword ed il numero totale di parole della pagina. Un tempo si cercava di aumentarlo il più possibile, introducendo anche forzature evidenti nel testo.

Oggi la keywork density è ancora un elemento da utilizzare per ottimizzare le nostre campagne, ma non deve più essere spinto a livelli eccessivi (Yoast suggerisce un valore compreso tra lo 0,5% ed il 2,5%).

Semantica

Tuttavia, per capire cosa è la LSI, è importante capire un secondo concetto. Quando si parla di uno specifico argomento, esistono delle parole che compaiono spesso insieme ad altre e la loro presenza contemporanea aiuta il motore di ricerca a classificare meglio il contenuto delle pagine.

Prendiamo ad esempio la parola “cane“:

  • se nella stessa pagina si trovano spesso anche le parole “cuccia“, “crocchette” o “veterinario” allora la pagina parla del cane in qualità di animale.
  • se nella stessa pagina si trovano spesso anche le parole “arma“, “fuoco” o “grilletto” allora la pagina parla del cane in qualità di elemento di una pistola.

Stessa parola, ma due significati (due semantiche) differenti.

LSI

Ora, abbiamo detto che non ci sono evidenze che la LSI keyword aiuti nel posizionamento della propria pagina. In altre parole, non è utile, da un punto di vista di posizionamento, ottimizzare la nostra pagina non solo per la keyword principale, ma anche per le keyword semanticamente connesse.

Tuttavia, utilizzare nella nostra pagina anche altre keyword affini alla nostra rende in qualche modo più chiaro il nostro contenuto per l’utente

Per farlo, hai a disposizione uno strumento gratuito, che conosci benissimo e che usi tutti i giorni: la finestra dei suggerimenti di Google (Google Suggest).

I suggerimenti che compaiono in quella finestra, anche se legati al tuo specifico profilo utente, possono darti qualche spunto per riflessioni legate all’ottimizzazione.

Puoi sfruttare quindi quei suggerimenti per arricchire i tuoi articoli ed i tuoi contenuti con le parole più cercate dai tuoi utenti, per rendere così il testo più interessante e pertinente.

Conclusioni

L’ottimizzazione dei contenuti del tuo sito per i motori di ricerca è a mio parere una delle attività a maggior valore e che vanno affrontate in maniera strutturata e con la giusta pianificazione.

È vero che ci sono molte difficoltà, come ad esempio il fatto che gli algoritmi di indicizzazione non sono noti e sono in continua evoluzione o che i risultati degli interventi SEO non sono immediati (ci sono altre azioni da attivare nel caso tu voglia essere presente immediatamente nei risultati), ma è pur vero che ormai tutti gli utenti – buyer B2B inclusi – iniziano le loro ricerche dai motori di ricerca.

Non esserci significa perdere opportunità.

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About Omar Venturi

Papà di Michelle e Gabriel, sposato con Corinne.Sono consulente di marketing B2B ed imprenditore digitale.Appassionato di lettura, serie tv, programmazione, gamification, social media e tecnologia
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